L’UNIVERSO FEMMINILE NELLA MUSICA PUCCINIANA: INTERVISTA A ENRICO STINCHELLI

La comprensione della musica di Giacomo Puccini passa dall’analisi del suo particolarissimo, profondo rapporto con il mondo femminile.
Ne abbiamo parlato con Enrico Stinchelli, musicologo e uno dei massimi esperti pucciniani, che ci ha guidato in una breve ma interessantissima analisi del ruolo della dimensione femminile nella creatività del Maestro: ecco cosa è venuto fuori dalla nostra chiacchierata.

Ci hai ripetuto più volte che la musica di Puccini è “femminile”: raccontaci cosa intendi.
Giacomo Puccini aveva non solo un mostruoso istinto teatrale, ma trovava sempre la soluzione per toccare i cuori degli spettatori, centrando così il suo obiettivo. E riservava una attenzione particolare alle donne, che nella sua musica hanno sempre ricoperto ruoli di rilievo: a volte sue compagne, a volte muse ispiratrici. In ogni caso nessuno ha saputo offrire alla voce femminile regalo più bello delle melodie pucciniane, e delle grandi figure e personalità sceniche femminili che troviamo nelle sue opere. Chi meglio di lui ha saputo rappresentare tutte le sfaccettature dell’animo femminile?
Basti pensare a Madame Butterfly: l’evoluzione di una ragazza di 15 anni in donna matura nel tempo dei soli 3 atti dell’opera.

Quindi, le donne hanno avuto un ruolo importante per l’arte e la creatività di Giacomo Puccini. In linea con la sua fama di tombeur de femmes?
Non esattamente.
Per capire la musica di Puccini bisogna capire il suo rapporto con il femminile e, in generale, con il femminino: si tratta di un rapporto molto particolare, anche conflittuale.
In Puccini, infatti, agisce anche l’aspetto un po’ “machista” che era tipico degli uomini di quell’epoca.
Troviamo nella storia molti esempi di artisti istrionici, da D’Annunzio a Totò, accomunati dal fatto di vantare decine di storie, stuoli di amanti ma, in fondo, sempre fondamentalmente insoddisfatti. Sono i veri Don Giovanni, che trovano poi spesso nelle mogli una certezza, una sorta di rifugio, un porto in cui ripararsi anche per far parte, a buon diritto, di una società che vedeva la moglie come un’ideale, imprescindibile accompagnatrice.
Ecco allora che Puccini esprime tutto il suo amore per le donne nelle sue opere, più che nella sua vita. E nelle sue opere le ama in maniera profonda e totale: il musicista diventa uomo, trasferisce nella melodia tutta la propria capacità di amare, riscattandosi così nella propria musica, che rappresenta il lato più puro, più nobile del suo sentimento.

Questa visione “al femminile” della musica è una prerogativa pucciniana o si può generalizzare?
La musica – lo dice la parola stessa – è femminile, al femminile: la musica è donna.
Non a caso “il musico”, storicamente, è un castrato: non esiste niente di maschile nella musica, ed è strano che l’abbiano fatta perlopiù gli uomini, sia come compositori che come direttori d’orchestra. Ma questo è uno stupido stereotipo nato nelle gabbie morali che noi umani ci siamo costruiti nella storia.
Tuttavia, la musica nasce dalla sensibilità, dall’intuito e da tutto ciò che in una donna è moltiplicato per mille rispetto a un uomo.
Puccini credo abbia avuto un animo profondamente femminile: si nota in lui e nelle sue opere una profonda conoscenza di quel tipo di sensibilità, altrimenti non sarebbe riuscito a scrivere Tosca, La Bohème, persino Turandot, in cui compare questa donna di gelo, vendicativa, ma certamente la vera figura femminile è Liù, che trionfa nell’opera.
Quindi, non so se si possa generalizzare, ma è certo che la musica come arte femminile vede in Puccini un profondo cantore. Del resto, per piacere alle donne bisogna conoscere le giuste “password”: bisogna essere un po’ donna a propria volta. Poi magari subentra l’identità maschile, ma serve esattamente quel tipo di sensibilità per entrare in sintonia con il modo di essere e di vivere femminile.
Quindi secondo me è forte e innegabile la triade Puccini-musica-donna, intesa come mondo femminile. Un Puccini non donnaiolo ma, piuttosto, conoscitore e possessore della sensibilità femminile, che riscatta il suo machismo inveterato attraverso la sua musica, e sempre attraverso la sua musica si fa perdonare dalle donne.
Le donne, infatti, adorano la musica di Puccini, pur restando lui un uomo che, nella vita, ha fatto soffrire molte di loro.
Parlando più in generale, il tema “donna” è molto attuale: oggi si parla di femminicidio, di libertà della donna, di veli e burqa, di quote rosa. La donna fa sempre parlare di sé, da che mondo è mondo, anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Sarebbe interessante verificare come in fondo è ben diverso il donnaiolo da chi, invece, della donna ha preso un po’ l’essenza o, meglio ancora, ha capito quali potenziali enormi possa sprigionare una sensibilità femminile applicata alla musica.

Qual è il tipo di donna che emerge dalle opere di Puccini?
Dalle opere di Puccini non emerge un tipo, ma un intero universo collegato alla donna.
Anche solo i titoli delle sue opere, sempre declinati al femminile: La Rondine, La Bohème… Si tratta sempre di questo incredibile mondo costituito dalla donna riportata in musica, con tutti i suoi dolori, le sue angosce, le sue nevrosi, anche le sue rotture di… (ride).
La donna pucciniana è la rappresentazione totale, vera, di quell’universo che poi è la musica. Attraverso questo Puccini arriva alla vera realtà musicale.
Donne deluse, frustrate, costrette da matrimoni combinati, o gelose, innamorate… Sono tutti temi molto attuali anche oggi, e li ritroviamo tutti nelle opere di Puccini, compositore più che mai contemporaneo.