Il Trittico

Il Trittico

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Progetto Puccini 2.0

I giovani talenti dell’Accademia portano in scena il Trittico (Il Tabarro, Suor Angelica e Gianni Schicchi). Diretti dal Massimo Morelli, la rappresentazione integrale del Trittico, così come concepita da Puccini, è un vera rarità mondiale. Frutto dell’innovativo progetto Puccini 2.0 che valorizza i giovani che studiano e si formano all’Accademia del Festival Puccini, il Trittico è stato rappresentato per la prima volta al Teatro Metropolitan di New York il 14 dicembre 1918. 


In forma di concerto nel Auditorium Enrico Caruso del Gran Teatro all’Aperto Giacomo Puccini 

Trama

Il Tabarro

È il tramonto. Sulla Senna è ancorato un vecchio barcone da carico, di cui è padrone il maturo Michele; questi, che ha sposato Giorgetta, una parigina molto più giovane di lui, avverte che l’unione sta vacillando e sospetta che la moglie, sempre più insofferente e scontrosa, lo tradisca con un altro uomo. Il sospetto è fondato: Giorgetta è innamorata di Luigi, un giovane scaricatore che ogni sera, richiamato dal tenue chiarore di un fiammifero acceso, la raggiunge protetto dall’oscurità.

Michele, che vede crollare poco a poco le proprie illusioni, tenta di risvegliare nell’animo della moglie la passione di un tempo ricordandole quel bimbo la cui breve esistenza aveva accompagnato il loro amore: erano i giorni felici in cui Giorgetta e il figlio cercavano rifugio nel suo tabarro. Ma quando egli tenta di stringerla fra le braccia, la moglie si ritrae adducendo un pretesto. Quindi si ritira nella sua stanza in attesa che il marito la segua e si assopisca, per poi incontrarsi con Luigi.

Michele indugia, riflettendo su chi possa essere l’amante della moglie e meditando vendetta, quindi accende la pipa. Attirato dal segnale luminoso, Luigi balza sul barcone credendo di trovarci l’amante; ma Michele gli è sopra, l’immobilizza e con un urlo lo riconosce; poi lo afferra per la gola, lo costringe a confessare il suo amore e lo strangola. Quindi ne avvolge il corpo esanime dentro al suo tabarro. Giorgetta torna in coperta, come colta da uno strano presentimento, ma quando si avvicina a Michele, questi apre il tabarro lasciando cadere a terra il cadavere di Luigi.

Suor Angelica

L’azione si svolge verso la fine del XVII secolo, tra le mura di un monastero nei dintorni di Siena.

Da sette anni Suor Angelica, di famiglia aristocratica, ha forzatamente abbracciato la vita monastica per scontare un peccato d’amore. Durante questo lungo periodo non ha saputo più nulla del bambino nato da quell’amore, che le era stato strappato a forza subito dopo la nascita.

L’attesa sembra finalmente terminata: nel parlatorio del monastero Angelica è attesa a colloquio dalla zia principessa. Ma la vecchia signora, algida e distante, non è venuta a concederle il sospirato perdono, bensì a chiederle un formale atto di rinuncia alla sua quota del patrimonio familiare, allo scopo di costituire la dote per la sorella minore Anna Viola, prossima ad andare sposa. Il ricordo di eventi lontani ma mai cancellati dalla memoria e la possibilità di avvicinare una persona di famiglia spingono Angelica a chiedere con insistenza notizie del bambino.

Ma con implacabile freddezza la zia le annuncia che da oltre due anni il piccolo è morto, consumato da una grave malattia. Allo strazio della madre, caduta di schianto a terra, la vecchia non sa porgere altro conforto che una muta preghiera. Il pianto di Angelica continua, soffocato e straziante, anche dopo che la zia, ottenuta la firma, si allontana. Nel suo animo si fa strada l’idea folle e disperata di raggiungere il bambino nella morte per unirsi a lui per sempre. È scesa intanto la notte e Suor Angelica, non vista, si reca nell’orto del monastero: raccoglie alcune erbe velenose e con esse prepara una bevanda mortale.

D’improvviso, dopo aver bevuto pochi sorsi del distillato, Angelica è assalita da un angoscioso terrore: conscia di essere caduta in peccato mortale, si rivolge alla Vergine chiedendole un segno di grazia. E avviene il miracolo: la Madonna appare sulla soglia della chiesetta e, con gesto materno, sospinge il bambino fra le braccia protese della morente.

Gianni Schicchi

Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i pro­pri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti.

Inizialmente Schicchi rifiuta di aiutarli a causa dell’atteggiamento sprezzante che la famiglia Donati, dell’aristocrazia fiorentina, mostra verso di lui, uomo della «gente nova». Ma le preghiere della figlia Lauretta (romanza «O mio babbino caro»), innamorata di Rinuccio, il giovane nipote di Buoso Donati, lo spingono a tornare sui suoi passi e a escogitare un piano, che si tramuterà successivamente in beffa. Dato che nessuno è ancora a conoscenza della dipartita, ordina che il cadavere di Buoso venga trasportato nella stanza attigua in modo da potersi lui stesso infilare sotto le coltri, e dal letto del defunto, contraffacendone la voce, dettare al notaio le ultime volontà.

Così infatti avviene, non senza che Schicchi abbia preventivamente assicurato i parenti circa l’intenzione di rispettare i desideri di ciascuno, tenendo comunque a ricordare il rigore della legge, che condanna all’esilio e al taglio della mano non solo chi si sostituisce ad altri in testamenti e lasciti, ma anche i suoi complici («Addio Firenze, addio cielo divino»).

Schicchi declina dinanzi al notaio le ultime volontà e quando dichiara di lasciare i beni più preziosi – la «migliore mula di Toscana», l’ambita casa di Firenze e i mulini di Signa – al suo «caro, devoto, affezionato amico Gianni Schicchi», i parenti esplodono in urla furibonde. Ma il finto Buoso li mette a tacere canterellando il motivo dell’esilio e infine li caccia dalla casa, divenuta di sua esclusiva proprietà.

Fuori, sul balcone, Lauretta e Rinuccio si abbracciano teneramente; mentre Gianni Schicchi sorridendo contempla la loro felicità, compiaciuto della propria astuzia.

da Wikipedia

Galleria Fotografica

Date Spettacolo


Cast e allestimento


Il Tabarro
MicheleRaffaele Raffio
GiorgettaMyrto Bocolini
LuigiSimone Di Giulio
Il TincaRoberto Ferraro
Il TalpaDavide Mura
La FrugolaLiudmila Chepurnaya
Un Venditore di canzonetteJin Zhiqiang
Due amantiLetizia Cappellini, Gabor Kovacs
Le MidinetteGelsomina Troiano, Claudia Strano, Elisabetta Zizzo, Sofia Nagast, Anna Kasabutskaya, Donatella De Caro, Diana Viorela Turtoi, Shay Bloch
Maestro Concertatore e DirettoreMassimo Morelli
Orchestra del Festival Puccini
Coro del Festival Puccini
Maestro del Coro Francesca Tosi
Suor Angelica
Suor AngelicaMaria Zapata
La Zia PrincipessaCarlotta Vichi
La BadessaDonatella De Caro
La Suora ZelatriceDiana Viorela Turtoi
La Maestra delle NovizieShay Bloch
Suor GenovieffaDaniela Cappiello
Suor OsminaFrancesca Borrelli
Suor DolcinaAnta Jankovska
La Suora InfermieraMelania Maggiore
Prima cercatriceClaudia Strano
Seconda cercatriceGelsomina Troiano
Una noviziaAnna Kasabutskaya
Prima ConversaElisabetta Zizzo
Seconda ConversaSofia Nagast
Maestro concertatore e direttoreMassimo Morelli
Orchestra del Festival Puccini
Coro del Festival Puccini
Maestro del Coro Francesca Tosi
Maestro del Coro delle voci bianche Sara Matteucci
Gianni Schicchi
Gianni SchicchiFumitoshi Miyamoto
LaurettaMarta Torbidoni
La ZitaSandra Mellace
RinuccioTommaso Martinelli
GherardoSiao Cheng Kong
NellaMirella Di Vita
BettoRoberto Maietta
SimoneMauro Corna
MarcoStefano Marchisio
La CiescaMarina Gubareva
Maestro SpinelloccioAndrea Alberto Del Conte
Ser Amantio di NicolaoDavide Procaccini
GuccioFranco Cerri
PinellinoDavide Mura
GherardinoMatilde Silicani
Maestro concertatore e direttoreMassimo Morelli
Orchestra del Festival Puccini
Coro del Festival Puccini
Maestro del Coro Francesca Tosi
Maestro del Coro delle voci bianche Sara Matteucci