Turandot

Turandot

Info

25 luglio, 7, 16, 23 agosto

L’incompiuta Turandot, le celebrazione dei venti anni di interpretazione del ruolo da parte di una tra le più grandi protagoniste di tutti i tempi della Principessa di gelo, Giovanna Casolla proposta nel fortunato allestimento ispirato all’Art Nouveau firmato dall’eclettico Angelo Bertini, già apprezzato anche dal pubblico dell’estremo oriente in occasione della tournée in Cina per l’inaugurazione del Teatro di Zuhahi.

LA TURANDOT – NATIONAL OPERA HOUSE DI PECHINO

28 agosto

Il National Opera House di Pechino, diretta da Maestro Yu Feng, approda sul Lago di Massaciuccoli con una produzione kolossal di Turandot per una recita destinata a restare negli annali del Festival.

Il Teatro dell’Opera Nazionale Cinese è un Teatro d’Opera che dipende direttamente dal Ministero della Cultura Cinese. La troupe operistica è composta da eccellenti cantanti d’opera, molti dei quali, ancora attivi sulla scena operistica cinese e mondiale. L’orchestra sinfonica è ben nota per l’ottimo livello d’esecuzione della musica operistica e vanta un repertorio musicale molto ricco.

Partecipa inoltre di sovente alle più prestigiose rappresentazioni in Cina e all’estero, ed è una delle orchestre sinfoniche più popolari della Cina. Il direttore del Teatro, il Professor Yu Feng che dirige questa straordinaria recita di Turandot, è anche direttore artistico e primo direttore d’orchestra, professore del Conservatorio Centrale Cinese, direttore del Dipartimento di Direzione d’Orchestra e presidente dell’Associazione dei direttori d’orchestra. Wang Huquan è un regista di primo livello nazionale ed è anche un baritono.

Trama

Turandot è un’opera in 3 atti e 5 quadri, su libretto di Giuseppe Adami e Renato Simoni, lasciata incompiuta da Giacomo Puccini (morto il 29 novembre 1924) e successivamente completata da Franco Alfano.
La prima rappresentazione ebbe luogo nell’ambito della stagione lirica del Teatro alla Scala di Milano il 25 aprile 1926, con Rosa Raisa, Francesco Dominici, Miguel Fleta, Maria Zamboni, Giacomo Rimini e Giuseppe Nessisotto la direzione di Arturo Toscanini, il quale arrestò la rappresentazione a metà del terzo atto, due battute dopo il verso «Dormi, oblia, Liù, poesia!» (alla morte di Liù), ovvero dopo l’ultima pagina completata dall’autore, rivolgendosi al pubblico con queste parole: «Qui termina la rappresentazione perché a questo punto il Maestro è morto.» La sera seguente, l’opera fu rappresentata, sempre sotto la direzione di Toscanini, includendo anche il finale di Alfano.
L’incompiutezza dell’opera è oggetto di discussione tra gli studiosi. C’è chi sostiene che Turandot rimase incompiuta non a causa dell’inesorabile progredire del male che affliggeva l’autore, bensì per l’incapacità, o piuttosto l’intima impossibilità da parte del Maestro di interpretare quel trionfo d’amore conclusivo, che pure l’aveva inizialmente acceso d’entusiasmo e spinto verso questo soggetto. Il nodo cruciale del dramma, che Puccini cercò invano di risolvere, è costituito dalla trasformazione della principessa Turandot, algida e sanguinaria, in una donna innamorata.

Atto primo

Un mandarino annuncia pubblicamente il solito editto: Turandot, figlia dell’Imperatore, sposerà quel pretendente di sangue reale che abbia svelato tre indovinelli da lei stessa proposti; colui però che non sappia risolverli, dovrà essere decapitato. Il principe di Persia, l’ultimo dei tanti pretendenti sfortunati, ha fallito la prova e sarà giustiziato al sorger della luna. All’annuncio, tra la folla desiderosa di assistere all’esecuzione, sono presenti il vecchio Timur che, nella confusione, cade a terra e la sua schiava fedele Liù chiede aiuto. Un giovane si affretta ad aiutare il vegliardo: è Calaf, che riconosce nell’anziano uomo suo padre, re tartaro spodestato. Si abbracciano commossi e il giovane Calaf prega il padre e la schiava Liù, molto devota, di non pronunciare il suo nome: ha paura, infatti, dei regnanti cinesi, i quali hanno usurpato il trono del padre. Nel frattempo il boia affila la lama preparandola per l’esecuzione, fissata per il momento in cui sorgerà la luna, la folla si agita ulteriormente.
Ai primi chiarori lunari, entra il corteo che accompagna la vittima. Alla vista del giovane principe, la folla, prima eccitata, si commuove per la giovane età della vittima, e ne invoca la grazia. Turandot allora entra e, glaciale, ordina il silenzio alla folla e con un gesto dà l’ordine al boia di giustiziare il Principe.
Calaf, che prima l’aveva maledetta per la sua crudeltà, è ora impressionato dalla regale bellezza di Turandot, e decide di tentare anche lui la risoluzione dei tre enigmi. Timur e Liù tentano di dissuaderlo, ma lui si lancia verso il gong dell’atrio del palazzo imperiale. Tre figure lo fermano: sono Ping, Pong e Pang, tre ministri del regno, che tentano di convincere Calaf a lasciar perdere, descrivendo l’insensatezza dell’azione che sta per compiere. Ma Calaf, quasi in una sorta di delirio, si libera di loro e suona tre volte il gong, invocando il nome di Turandot. Turandot appare quindi sulla loggia imperiale del palazzo e accetta la sfida.

Atto secondo

È notte. Ping, Pong e Pang si lamentano di come, in qualità di ministri del regno, siano costretti ad assistere alle esecuzioni delle troppe sfortunate vittime di Turandot, mentre preferirebbero vivere tranquillamente nei loro possedimenti in campagna.
Sul piazzale della reggia, tutto è pronto per il rito dei tre enigmi. C’è una lunga scalinata in cima alla quale si trova il trono in oro e pietre preziose dell’ imperatore. Da un lato ci sono i sapienti, i quali custodiscono le soluzioni degli enigmi, poi ci sono il popolo, il Principe ignoto ed i tre ministri. ci sono anche Liù e Timur. L’imperatore Altoum invita il principe ignoto, Calaf, a desistere, ma quest’ultimo rifiuta. Il mandarino fa dunque iniziare la prova, ripetendo l’editto imperiale, mentre entra Turandot. La bella principessa spiega il motivo del suo comportamento: molti anni prima il suo regno era caduto nelle mani dei tartari e, in seguito a ciò, una sua antenata era finita nelle mani di uno straniero. In ricordo della sua morte, Turandot aveva giurato che non si sarebbe mai lasciata possedere da un uomo: per questo, aveva inventato questo rito degli enigmi, convinta che nessuno li avrebbe mai risolti.
Calaf riesce a risolvere uno dopo l’altro gli enigmi e la principessa, disperata e incredula, si getta ai piedi del padre, supplicandolo di non consegnarla allo straniero. Ma per l’imperatore la parola data è sacra. Turandot si rivolge allora al Principe e lo ammonisce che in questo modo egli avrà solo una donna riluttante e piena d’odio. Calaf la scioglie allora dal giuramento proponendole a sua volta una sfida: se la principessa, prima dell’alba, riuscirà a scoprire il suo nome, egli le regalerà la sua vita. Il nuovo patto è accettato, mentre risuona un’ultima volta, solenne, l’inno imperiale.

Atto terzo

È notte e in lontananza si sentono gli araldi che portano l’ordine della principessa: quella notte nessuno deve dormire in Pechino, il nome del principe ignoto deve essere scoperto a ogni costo, pena la morte. Calaf intanto è sveglio, convinto di vincere e sognando le labbra di Turandot, finalmente libera dall’odio e dall’indifferenza.
Giungono Ping, Pong e Pang, che offrono a Calaf qualsiasi cosa per il suo nome. Ma il principe rifiuta. Nel frattempo, Liù e Timur vengono portati davanti ai tre ministri. Appare anche Turandot, che ordina loro di parlare. Liù, per difendere Timur, afferma di essere la sola a conoscere il nome del principe ignoto, ma dice anche che non svelerà mai questo nome. Subisce molte torture, ma continua a tacere, riuscendo a stupire Turandot: le chiede cosa le dia tanta forza per sopportare le torture, e Liù risponde che è l’amore a darle questa forza.
Turandot è turbata da questa dichiarazione, ma torna ad essere la solita gelida principessa: ordina ai tre ministri di scoprire a tutti i costi il nome del principe ignoto. Liù, sapendo che non riuscirà a tenerlo nascosto ancora, strappa di sorpresa il fermacapelli (che è anche un pugnale) alla principessa e si trafigge a morte, cadendo esanime ai piedi di Calaf.
Il corpo senza vita di Liù viene portato via seguito dalla folla che prega. Turandot e Calaf restano soli e lui la bacia. La principessa dapprima lo respinge, ma poi ammette di aver avuto paura di lui la prima volta che l’aveva visto, e di essere ormai travolta dalla passione. Tuttavia ella è molto orgogliosa, e supplica il principe di non volerla umiliare. Calaf le fa il dono della vita e le rivela il nome: Calaf, figlio di Timur. Turandot, saputo il nome, potrà perderlo, se vuole.
Il giorno dopo, davanti al palazzo reale, davanti al trono imperiale è riunita una grande folla. Squillano le trombe. Turandot dichiara pubblicamente di conoscere il nome dello straniero: «il suo nome è Amore». Tra le grida di giubilo della folla la principessa si abbandona tra le braccia di Calaf.

Genesi dell’opera

Nel Natale del 1920 Puccini riceve la prima stesura in versi del libretto del primo atto. Nel gennaio del 1921 giunge a Puccini la versione definitiva del testo del primo atto, e nell’agosto dello stesso anno la partitura è completata. In settembre Puccini scrive: «Turandot dovrebbe essere in due atti, che ne dici? Non ti pare troppo, diluire dopo gli enigmi per giungere alla scena finale? Restringere avvenimenti, eliminarne altri, arrivare ad una scena finale dove l’amore esploda». Il vero ostacolo per il compositore fu, fin dall’inizio, la trasformazione del personaggio di Turandot, da principessa fredda e vendicativa a donna innamorata. Ancora l’autore scriveva: «Il duetto [tra Calaf e Turandot] per me dev’essere il clou – ma deve avere dentro a sé qualcosa di grande, di audace, di imprevisto e non lasciar le cose al punto del principio […] Potrei scrivere un libro su questo argomento». E ancora: «Il duetto! Il duetto! tutto il decisivo, il bello, il vivamente teatrale è lì! […] Il travaso d’amore deve giungere come un bolide luminoso in mezzo al clangore del popolo che estatico lo assorbe attraverso i nervi tesi come corde di violoncelli frementi».
Puccini si lamentò spesso della lentezza con cui i due librettisti rispondevano alle sue richieste di revisioni del libretto, ma si può dubitare che questo sia il vero motivo per cui l’opera è rimasta incompiuta. Nel giugno 1922 il compositore confermò a Casa Ricordi che «Simoni e Adami mi hanno consegnato con mia completa soddisfazione il libretto di Turandot finito»; eppure i dubbi non erano scomparsi e sei mesi dopo confessava ad Adami: «Di Turandot niente di buono […] Se io avessi avuto un soggettino come da tempo lo cercavo e lo cerco, a quest’ora sarei in scena. Ma quel mondo cinese! A Milano deciderò qualcosa, forse restituisco i soldi a Ricordi e mi libero».
I soldi non furono restituiti e nel dicembre del 1923 Puccini aveva completato tutta la partitura fino alla morte di Liù, cioè fino all’inizio del duetto cruciale. Di questo finale egli stese solo una versione in abbozzo discontinuo. Puccini morì a Bruxelles il 29 novembre 1924, lasciando le bozze del duetto finale così come le aveva scritte il dicembre precedente.

da Wikipedia

Galleria Fotografica

Date Spettacolo


  • AGOSTOOre 21:15

La recita del 28 agosto sarà eseguita dalla Compagnia ospite del China National Opera House di Pechino che presenterà un proprio allestimento con una propria Regia e Direzione d’Orchestra

Cast


TurandotGiovanna Casolla (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Wang Wei (28 agosto)
CalafRudy Park (25 luglio, 23 agosto)
Rubens Pelizzari (7, 16 agosto)
Li Shuang (28 agosto)
LiùAlida Berti (25 luglio, 7 agosto)
Valentina Boi (16, 23 agosto)
Yao Hong (28 agosto)
TimurLuigi Roni (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Tian Hao (28 agosto)
Altoum Marco Voleri (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Wang Haimin (28 agosto)
Ping Nicolò Ayroldi (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Geng Zhe (28 agosto)
Pang Gregory Bonfatti (25 luglio / 7 agosto)
Nicola Pamio (16, 23 Agosto)
Li Xiang (28 agosto)
Pong Orfeo Zanetti (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Liu Yiran (28 agosto)
Un Mandarino Claudio Ottino (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Zhang Peng (28 agosto)
I AncellaFrancesca Borrelli (25 luglio / 7,16,23 agosto)
II AncellaSofia Nagast (25 luglio / 7,16,23 agosto)
Principe di PersiaRoberto Ferraro (25 luglio / 7,16,23 agosto)

Allestimento


Direttore d’orchestraBruno Nicoli (25 luglio / 7, 16, 23 agosto)
Regia, scene e costumiAngelo Bertini (25 luglio / 7, 16, 23 agosto)
Light DesignerValerio Alfieri (25 luglio / 7, 16, 23 agosto)
Assistente alla RegiaLuca Ramacciotti (25 luglio / 7, 16, 23 agosto)
28 Agosto
Direttore Artistico e Direttore d’Orchestra
Regia
Direttore del Coro
Konzertmeister
Progettazione degli allestimenti scenici
Disegnatore luci
Costumi
Vice-direttore d’Orchestra
Coreografo e assistente alla regia
28 Agosto
Yu Feng
Wang Huquan
Chen Bing
Du Xuan
Ma Lianqing
Zhou Zhengping
Zhao Yan
Zhu Man
Wang Quan

Orchestra del Festival Puccini
Coro del Festival Puccini
Maestro del Coro Stefano Visconti
Maestro del Coro Voci Bianche Sara Matteucci